Voci dal seminario internazionale sul partenariato nella Strategia Europa 2020

Partenariato mobilitato come chiave per garantire la strategia Europa 2020. Se ne è parlato nel corso del Seminario internazionale del Progetto Capacity SUD lo scorso 12 luglio.

Il seminario internazionale, organizzato dal progetto Capacity SUD del FormezPA in collaborazione con il Tavolo del Partenariato della Regione Campania, si è svolto presso la sala Antro di Virgilio di Castel dell'Ovo a Napoli.
"Nel ciclo 2007-2013 per la prima volta ha fatto capolino il coinvolgimento del partenariato - ha affermato Luciano Schifone - Presidente del Tavolo del Partenariato della Regione Campania, aprendo i lavori - e in questa fase ci sono state varie esperienze con diverse velocità. Ora guardiamo alla nuova programmazione pensando ad un partenariato da non considerare più come un elemento aggiuntivo, ma strutturale. I nuovi regolamenti comunitari del resto vanno in questa direzione". Le proposte di regolamento dei Fondi Strutturali dell'Unione Europea per il periodo di programmazione 2014-2020, infatti "assegnano al partenariato un ruolo fondamentale - ha concordato Giorgio Centurelli - Direzione Generale per la Politica Regionale Unitaria Comunitaria - MISE - DPS - sia nella fase di programmazione delle politiche e degli interventi sia in quella di valutazione delle azioni poste in essere per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Ed è essenziale che sia garantita la massima partecipazione di tutti i soggetti i cui interessi possono essere toccati dalla definizione dei programmi".
 
Un ruolo, quello del partenariato. importante anche sul piano della coesione sociale come ha sottolineato Severino Nappi, Assessore al Lavoro, Formazione e orientamento professionale, Politiche dell'emigrazione e dell'immigrazione della Regione Campania - che ha rappresentato al convegno il presidente della Regione Stefano Caldoro - "il rapporto tra istituzioni e parti sociali ed economiche rientra tra le vicende strategiche di una comunità ed è quello che abbiamo fatto in Campania, aprendo una stagione di dialogo costante e riconoscendo la funzione del nostro sistema di rappresentanza". Mentre l'Assessore al Turismo e Beni Culturali, agli Enti Locali, alle Risorse Umane Pasquale Sommese, sempre della Regione Campania, si è soffermato sull'importanza di "mettere in campo nella nuova programmazione quelle politiche di territorializzazione e coesione che comprendano a loro volta politiche di partenariato condivise e partecipate, così come ci viene richiesto dall'Unione Europea".
 
La valorizzazione del partenariato in tutte le fasi della programmazione - insieme al binomio risultati-azioni, i tempi certi, la massima trasparenza, la valutazione d'impatto, il presidio nazionale - è, del resto, una delle sette innovazioni di metodo, orientate ad una gestione efficace del nuovo ciclo dei Fondi Strutturali, su cui si sta costruendo il percorso di elaborazione dell'impianto programmatorio nazionale e regionale 2014-2020. Ed è proprio in questa fase, di preparazione e completamento dell'Accordo di Partenariato tra il nostro paese e l'Ue, che si stanno definendo regole e  modalità di coinvolgimento, nello spirito del relativo Codice di condotta europeo. 
 
"Il partenariato diventerà un obbligo regolamentare per i paesi membri e per ogni programma operativo - ha puntualizzato Nicolas Gibert-Morin, Capo unità della Direzione Generale Occupazione e Affari Sociali della Commissione Europea - e dovrebbe comunque essere un elemento fondamentale per una buona governance dei fondi europei e per un uso efficace dei finanziamenti. Il Codice di condotta europeo, che descrive come coinvolgere il partenariato, rispetterà i principi di sussidiarietà e proporzionalità e ogni paese dovrà a sua volta rispettare i principi orizzontali, come la trasparenza e il conflitto di interessi. Il partenariato non deve essere autoreferenziale ma pluralistico e con una trasparente selezione dei partner. E, soprattutto, il suo coinvolgimento dovrà essere reale e non una finzione". Sulle modalità di coinvolgimento una chiara indicazione è pervenuta da Danilo Del Gaizo - Responsabile Programmazione Unitaria Capo di Gabinetto Presidenza Regione Campania - "il partenariato non può essere un semplice momento di incontro ma deve essere diffuso e deve dialogare costantemente con Autorità di Gestione e Regione sull'andamento della programmazione in tutte le sue fasi, per individuare per tempo le criticità e le modifiche che si vogliono apportare. E in questo confronto costante è importantissimo il tema del miglioramento della capacità istituzionale dei partner".
 
"La capacità dei dipendenti pubblici è l'elemento strategico anche nel rapporto col partenariato - ha infatti affermato Carlo Notarmuzi, Dipartimento Funzione Pubblica, Ufficio per la Formazione del Personale delle Pubbliche Amministrazioni - e, per quanto riguarda il partenariato pubblico, solo un'azione corretta e sinergica tra le varie amministrazioni del territorio può permettere un uso efficace dei fondi europei". Da parte di Valeria Spagnuolo, Direttore Area Sviluppo della Capacità Istituzionale FormezPA, d'altro canto, la conferma dell'impegno dell'Istituto "a continuare questa azione di capacity building e di accompagnamento al Tavolo del partenariato campano anche nella stesura degli atti di programmazione. Bisogna riflettere infatti sulle modalità di coinvolgimento e sulle caratteristiche dei soggetti da organizzare nella redazione dei documenti e poi nella fase di valutazione"
 
Ma la crescita della capacità istituzionale è anche legata allo scambio di esperienze, alla valorizzazione del confronto tra soggetti che operano in maniera ottimale, o comunque diversa. Un prezioso momento di condivisione in questo senso si è avuto nella Tavola rotonda conclusiva del convegno - moderata da Raffaele Colaizzo, Esperto FormezPA - occasione di dialogo tra esperienze partenariali italiane e straniere. 
 
"Abbiamo adottato un criterio di selezione dei partner il più possibile oggettivo, attraverso i rappresentanti del CNEL - ha ricordato Schifone - e oltre ai 29 partecipanti permanenti il tavolo campano è aperto a tutte le associazioni e organismi che intendono aderire. Per il futuro, comunque, l'idea è quella di coinvolgere anche le Camere di Commercio locali". Da sud a nord nel racconto di Cristina Balboni, Direttore Generale Cultura, Formazione e Lavoro, Regione Emilia-Romagna: "la legge regionale sulla partecipazione del 2010, il sito Osservatorio della partecipazione, che censisce tutti i percorsi attivi e quelli svolti, la piattaforma virtuale Io partecipo, nella quale i cittadini possono avanzare proprie proposte. La nuova programmazione 2014-2020 sarà ovviamente oggetto, tra gli altri, anche di questi strumenti". E, sempre in Emilia, la presenza di una struttura che consente una lettura del territorio molto analitica, con il tavolo regionale del Patto per la crescita - patto firmato d tutte le forze sociali che hanno voluto aderire - che definisce le strategie generali e i tavoli settoriali che le declinano. In Umbria, invece, all'insegna dello slogan "non tutti discutono di tutto tutte le volte" sono trentotto le sigle che hanno aderito all'accordo del 2010 Alleanza per lo sviluppo. "L'esperienza parte dagli anni 2000 con il patto per lo sviluppo - ha fatto il punto Carlo Cipiciani, Responsabile Programmazione strategica generale della Regione - sottoscritto da soggetti istituzionali, dalle parti economico-sociali, dall'Università, dal sistema delle Camere di Commercio e in seguito anche dal mondo del credito. Negli anni ha cambiato nome ma l'idea guida, sviluppo dal basso e non solo concertazione, è rimasta la stessa. E un allargamento del coinvolgimento è dato anche dallo spazio di e-democracy sul nostro sito, a cui abbiamo sempre dato una grande importanza".
 
Ma se questo è lo stato dell'arte in tre regioni italiane cosa succede invece oltre confine? "La conferenza austriaca è una piattaforma di informazioni e coordinamento del governo federale e locale e uno dei suoi compiti è la pianificazione territoriale - ha raccontato Diane C. Tiefenbacher, in rappresentanza della Conferenza stessa - abbiamo da un lato il livello politico e dall'altro quello delle parti sociali e le decisioni corrispondono a risoluzioni di tutto il governo. Il partenariato è molto esteso e nel 2012 è stato trasformato in una procedura per la nuova programmazione. Un approccio, questo, che può funzionare solo con molto impegno  e il massimo e reale coinvolgimento di tutti". Dalla Spagna è giunta invece l'esperienza dell'Istituto de la Mujer, nelle parole del suo Vicedirettore Generale dei Programmi Jesus Casas Grande: "l'Istituto è un organismo autonomo che ha come responsabilità assicurare l'adempimento della legge e della Costituzione e quindi i pari diritti tra uomini e donne anche, ad esempio, in termini di stipendio dei funzionari. Ed è importante includere il principio di parità di genere nella gestione dei fondi comunitari, affermando una logica egualitaria. Come struttura siamo organizzati in gruppi di lavoro in rete, che comprendono i responsabili regionali delle politiche di genere". L'esperienza slovena, infine, dà conto dell'apertura del partenariato per far arrivare i fondi al settore delle ong. "Come centro delle organizzazioni non governative della Slovenia - ha detto Tina Divjak, Vicedirettore del CNVOS - noi svolgiamo un'azione di supporto per le ong, eroghiamo corsi di formazione, partecipiamo alla formazione di atti e siamo stati definiti come una buona pratica anche per il codice di condotta europeo. LO sviluppo delle ong infatti è un asse prioritario della programmazione 2007-2013 e così le organizzazioni non governative hanno potuto partecipare al processo di capacity building. Anche per la nuova programmazione le ong sono un partner a pieno titolo del partenariato, proprio grazie al sostegno che abbiamo ottenuto dal fondo strutturale".
 
Esperienze, quindi, e confronti. "Il partenariato è uno scambio - ha sintetizzato Marco Villani, Direttore Generale FormezPA - e deve anche fondarsi su un patto tra tutti gli attori coinvolti, un patto in cui ciascuno cerca di condividere il meglio, rinunciando alla propria debolezza. Dobbiamo sforzarci di pensare non per settori ma nel complesso delle politiche, sapendo che la capacità dell'Italia di spendere tutto, nei tempi, e spendere bene i fondi europei è la vera sfida della programmazione 2014-2020".